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UN VIAGGIO ATTRAVERSO LA PALUDE MALEODORANTE DELLA “MEMORIA CONDIVISA”: LA FOIBOMANIA

Monday, February 8th, 2010

 

La storiografia moderna si è riempita di pidocchi revisionisti che pretendono di cambiare gli accaduti, la memoria, la toponomastica, i libri di testo […] “I morti –diceva Pavese- sono tutti uguali, partigiani e repubblichini” tutti travolti dal fato. Ma non erano uguali le loro storie, le loro idee. La pietà è una cosa che fa parte del sentimento umano, solidale ma la pietà per le idee non ha senso, non si può avere pietà per le idee barbare, assassine, non si può revisionare l’orrore, si può al massimo dimenticarlo.

                                                                                                                                                       Giorgio Bocca.

Cosa ha spinto, negli ultimi anni, una certa area politica a strumentalizzare un avvenimento di secondo piano, il cosiddetto eccidio delle foibe, sezionandolo accuratamente dal  contesto storico d’appartenenza, gonfiandone fino all’inverosimile la portata, sovrapponendolo artatamente, in sede di elaborazione storiografica, ad avvenimenti successivi di ben più grande portata?

Non è sicuramente estranea a questa Operazione l’ossessione che, da oltre 15 anni, la Destra (più o meno fascista) manifesta nervosamente: giungere alla tanto agognata pacificazione nazionale (fascismo/antifascismo) su basi paritetiche.

Sono passati tanti, troppi anni dalla fine del secondo conflitto mondiale, il ricordo di quell’enorme sciagura per il nostro paese è andato facendosi sempre più vago, molti testimoni diretti sono morti, taluni preferiscono dimenticare, altri ancora (quella sinistra, in primis, che siede in parlamento e tanto assomiglia alla sua controparte politica) prediligono le convenienze tattiche di oggi alle ragioni di ieri. E’ questo il clima in cui la destra lancia la sua offensiva sulla memoria, il fenomeno mediatico delle foibe diventa l’utile grimaldello attraverso cui scardinare i pilastri della storia migliore di questa Nazione: la lotta partigiana. Se l’affare foibe si trasforma nel punto massimo di frizione tra italiani e slavi, se i partigiani titini hanno compiuto un’immane pulizia etnica, infoibando in Istria e Dalmazia donne e bambini innocenti colpevoli solo di essere italiani, se le forze partigiane italiane hanno, in seguito, sottaciuto questo crimine in ossequio ad un insano legame ideologico con i comunisti slavi; se, in ultimo, il terrore di nuove infoibazioni di massa ha prodotto, con un legame diretto causa/effetto, l’esodo dei giuliano dalmati dopo la guerra; se tutto questo FOSSE vero e percepito come tale, come fatto storico incontrovertibile, allora sarebbe più facile dimostrare come “tutti sono uguali”, come in realtà ai patrioti della Resistenza non spetti, nel ricordo, alcuna superiorità morale sui nemici in camicia nera.

Ma veniamo ai fatti.

Già da prima della Grande guerra (more…)

SE QUESTO E’ UN UOMO

Wednesday, January 27th, 2010

27 gennaio 1945 – 27 gennaio 2010

65 anni fa le truppe dell’Armata Rossa liberavano il campo di sterminio di Auschwitz svelando al mondo intero l’immonda barbarie nazista.

In questo anniversario, a cui è stato dato il nome di Giornata della Memoria, pubblichiamo la poesia con cui Primo Levi, internato proprio di Auschwitz, apre il suo libro “Se questo è un uomo”, con la ferma volontà che questa orrenda pagina della storia non venga dimenticata.

 

SE QUESTO E’ UN UOMO

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca
I vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi