MANGANELLI SU CHI LAVORA
Thursday, February 11th, 2010Oggi tutti conoscono le condizioni di vita dei lavoratori dell’ex Eutelia, che non ricevono lo stipendio da molti mesi, così come quelle dei lavoratori di altre aziende come l’Italtel ad esempio, che ieri si sono incontrati per manifestare pacificamente davanti alla Prefettura di Roma in p.zza Santi Apostoli. Uomini e donne
che lavorano da anni in queste aziende, grazie alle quali mandano avanti le loro famiglie e l’economia di questo paese, si sono visti togliere anche il diritto di manifestare dal brutale intervento delle forze dell’ordine, che li ha caricati senza alcun principio di sicurezza, disperdendoli nella piazza e rincorrendoli fin dentro i bar e i portoni dei palazzi, pestandoli coi manganelli più per punizione che non per contenimento di un ipotetico disordine. Centinaia di lavoratori che protestavano per chiedere il pagamento dei propri stipendi, sotto gli occhi increduli di donne e bambini, sono stati malmenati dalla Polizia e dai Carabinieri.
Giunge dunque, anche se un po’ in ritardo, il momento di fare una rapida analisi, in primo luogo con noi stessi, per chiarire che gli apparati governativi, protagonisti e speculatori nell’economia privata italiana stanno “cercando di risolvere la crisi” nell’unico modo barbaro che conoscono, spegnendo coi manganelli, sulla bocca di chi protesta, la verità sul percorso di povertà del nostro paese. Questo non vuole essere un retorico appello alla partecipazione al conflitto sociale, ma piuttosto un chiarimento delle prospettive degli eventi, per toglierci ogni giustificazione su ciò che non dovesse accadere domani. Evidente è il conflitto separatore nel nostro paese, tra due visioni dell’ordine, chi dirige, proteggendo il profitto e chi lo subisce non riuscendo a proteggere se stesso. Due ordini all’orizzonte, perché oltre a quello tipico del modo di governare questo paese vi è anche l’ordine del popolo, di chi lavora, di chi produce, tutti i giorni, il benessere di questa società, che ha già un ordine i cui schemi garantiscono la sopravvivenza di questa nazione. Questa sopravvivenza porta con sé dei doveri ma anche dei diritti, come quello di protestare per le proprie condizioni di vita, tanto più la crisi schiaccia tanto più si ha diritto di resistere con forza per non essere schiacciati.
La giustizia inizierà il suo corso quando’s’innescherà un principio di causalità, perché ad ogni diritto violato si ha, sempre,il diritto naturale di ribellarsi. Ogni lavoratore nelle piazze è un atto di propaganda, d’informazione sullo stato della società ed ogni governo che reprime questa informazione, dimostra che sta governando non per il bene dei cittadini. Gli Interni, le forze dell’ordine, le prefetture stesse hanno il dovere, nella missione che hanno, di proteggere queste proteste nelle piazze, le occupazioni nelle aziende in caso di bisogno, perché i lavoratori non giocano a fare politica ma protestano per necessità naturali. Vi è oggi come domani la necessità di trasformare chi lavora nella precarietà, da vittima a protagonista della giustizia nel nostro paese, vi è la possibilità di riunire la forza e la volontà del mondo del lavoro, restituendogli un ruolo centrale, iniziando proprio da queste manifestazioni, garantendo che la sicurezza di quell’ordine sia alta e vigile.
Quello che è successo ieri in p.zza Santi Apostoli, così come quello che è successo a Cagliari qualche giorno fa agli operai dell’Alcoa, è forse una delle contraddizioni più forti di questa società, ma ci indica il punto del conflitto e la via della giustizia sociale, perché tale si afferma come un’occasione per smettere di parlare ed incominciare ad agire, per non portare nella piazza della propria coscienza semplice solidarietà ma partecipazione in una battaglia politica di giustizia.
Alcune foto del presidio:
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