LA NOSTRA INTERPRETAZIONE

“Interpretazione autentica di disposizioni del procedimento elettorale e relativa disciplina di attuazione”.

Le parole non sono casuali. Mai. Per quanto ci vorrebbero far credere i politicanti ogni espressione porta con sé un significato ben preciso. E se nel 2010 si ha bisogno di una “interpretazione autentica” di una legge del 1968, non serve un esperto di diritto per comprendere che i tempi bui in cui viviamo sono solo un prodromo di ciò che ci attende.

Quando le regole che tengono in piedi la nostra traballante democrazia vengono disattese mediante decreto, e anche chi è incaricato di difendere l’integrità dello Stato si piega al volere del despota di turno, è in quel momento che il dado è tratto.

Ed è tratto nel peggiore dei modi, alla luce del sole, sotto gli occhi di questo popolo addormentato e addomesticato da una scatola dai vetri colorati.

Le regole diventano interpretazione, la vergogna un vanto, i diritti una merce, il gentiluomo un pappone, il lavoratore un rifiuto non riciclabile, il diverso un pericolo.

Ed allora la Storia ritorna, cinica e inesorabile si compone nelle menti di chi non dorme, di chi non ha cancellato la memoria, di chi sa a cosa si va incontro quando la becera impunità dei potenti si impone come elemento di distinzione tra governanti e governati, tra pastori e gregge.

Ed è in momenti come questo che le forze indomite di chi non si è piegato devono serrare i propri ranghi e far sì che la rabbia diventi azione, la lotta unità.

 

“Se le masse fossero così trasparenti, così compatte fin nei singoli atomi come sostiene la propaganda dello Stato Mondiale, basterebbero tanti poliziotti quanti i cani che servono ad un pastore per le sue greggi. Ma le cose stanno diversamente, poiché tra il grigio delle pecore si celano i lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos’è la libertà. E non soltanto quei lupi sono forti in se stessi, c’è anche il rischio che un brutto giorno essi trasmettano le loro qualità alla massa e il gregge si trasformi in branco. E’ questo l’incubo dei potenti.”

Ernst Junger

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